Misurabilità e accountability: il cambio di paradigma
Il sistema funziona perché è supportato da report ufficiali. A livello internazionale, le Nazioni Unite pubblicano annualmente il Sustainable Development Goals Report. Qui è disponibile quello del 2025: https://unstats.un.org/sdgs/report/2025
Il quadro che emerge è chiaro: alcuni target mostrano avanzamenti, ma tensioni geopolitiche, crisi climatiche e disuguaglianze strutturali rallentano il raggiungimento di diversi obiettivi. Per il mondo imprenditoriale, questi dati non sono semplici statistiche. Sono segnali di contesto che incidono su mercati, supply chain, stabilità dei sistemi economici.
In Italia istituti statistici come l’Istat analizzano l’andamento dei target in Italia. Qui trovate il Rapporto SDGs – Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia 2025:
https://www.istat.it/produzione-editoriale/rapporto-sdgs-2025-informazioni-statistiche-per-lagenda-2030-in-italia/
Il report fornisce un’analisi dettagliata della posizione italiana rispetto ai 17 obiettivi, evidenziando progressi e criticità.
Per chi guida un’impresa, questi dati rappresentano un benchmark strategico: permettono di comprendere il contesto normativo, sociale ed economico in cui si opera.
Questo impianto di monitoraggio introduce un principio centrale per il mondo produttivo, il concetto di responsabilità, perché misurare significa anche rendere conto ovvero collegare dichiarazioni strategiche a risultati verificabili.
È in questo contesto che il report di sostenibilità diventa uno strumento strategico. Non un documento accessorio, ma il punto di convergenza tra strategia aziendale, gestione del rischio e posizionamento competitivo. Racchiude impatti ambientali, dimensioni sociali, governance, obiettivi e performance, collegandoli a standard riconosciuti a livello europeo e internazionale.
L’Unione europea ha rafforzato questo passaggio con la Corporate Sustainability Reporting Directive e con gli European Sustainability Reporting Standards. Nasce infatti il principio della doppia rilevanza che impone alle imprese di valutare sia l’impatto che generano su ambiente e società, sia l’effetto che le questioni di sostenibilità producono sulla loro situazione economico-finanziaria.
Rischi climatici, transizione energetica, diritti umani nella catena del valore, governance: tutto entra nel perimetro dell’analisi strategica. Gli SDGs diventano così una matrice di allineamento tra visione industriale, pianificazione finanziaria e responsabilità sociale.
Integrare l’Agenda 2030 nel modello di business significa adottare un approccio sistemico: analisi degli impatti lungo la catena del valore, definizione di target coerenti con quelli internazionali, monitoraggio dei rischi ESG, rendicontazione trasparente secondo standard riconosciuti.
Per un imprenditore, questo non è un adempimento formale. È gestione evoluta del rischio, è capacità di anticipare le trasformazioni normative e di mercato, è creazione di valore sostenibile nel tempo.