Per affrontare il cambiamento climatico non è sufficiente dichiarare obiettivi di sostenibilità. Le imprese devono prima di tutto misurare in modo rigoroso le proprie emissioni di gas serra.
1. La contabilità delle emissioni nelle organizzazioni
La quantificazione delle emissioni rappresenta la base tecnica per comprendere l’impatto climatico delle attività economiche e per definire strategie di riduzione delle emissioni. Secondo le analisi scientifiche dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’aumento della concentrazione di gas serra in atmosfera è il principale fattore responsabile dell’incremento della temperatura globale osservato negli ultimi decenni. Per questo motivo, la gestione delle emissioni è diventata una componente centrale delle politiche climatiche e della governance aziendale. Per rendere comparabili i dati sulle emissioni di gas serra, le metodologie internazionali utilizzano una classificazione che distingue le emissioni in tre categorie principali: Scope 1, Scope 2 e Scope 3.
1.1 Scope 1: le emissioni dirette dell’organizzazione
Le emissioni classificate come Scope 1 sono emissioni dirette generate da fonti controllate o possedute dall’organizzazione. Si tratta delle emissioni che derivano direttamente dalle attività operative dell’azienda. Tra gli esempi più comuni troviamo la combustione di carburanti negli impianti aziendali, caldaie e generatori di calore, i processi industriali che rilasciano gas serra e i veicoli aziendali alimentati a combustibili fossili. Queste emissioni sono generalmente più facili da misurare perché derivano da attività direttamente controllate dall’organizzazione.
1.2 Scope 2: le emissioni indirette legate all’energia acquistata
Le emissioni di Scope 2 sono emissioni indirette associate alla produzione dell’energia acquistata dall’organizzazione. Quando un’azienda utilizza energia elettrica, calore o vapore prodotti da terzi, le emissioni generate durante la produzione di quell’energia vengono contabilizzate nello Scope 2. Tra le fonti principali troviamo l’energia elettrica acquistata dalla rete, il teleriscaldamento e il calore acquistato. Anche se l’azienda non produce direttamente queste emissioni, il consumo di energia ne determina la generazione. Per questo motivo vengono considerate parte dell’impronta climatica dell’organizzazione.
1.3 Scope 3: le emissioni della catena del valore
Le emissioni di Scope 3 comprendono tutte le altre emissioni indirette che avvengono lungo la catena del valore dell’impresa. Questa categoria include una vasta gamma di attività che non sono direttamente controllate dall’organizzazione ma che sono collegate alle sue attività economiche.
Tra gli esempi più frequenti troviamo:
- trasporto e distribuzione dei prodotti;
- viaggi di lavoro dei dipendenti;
- spostamenti casa-lavoro;
- attività dei fornitori;
- produzione delle materie prime;
- utilizzo dei prodotti venduti;
- trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Per molte organizzazioni lo Scope 3 rappresenta la quota più significativa delle emissioni complessive, in alcuni casi superiore al 70% dell’impronta climatica totale. Questo rende particolarmente complessa la gestione delle emissioni lungo la catena del valore.
2. Perché la distinzione tra Scope è importante
La classificazione delle emissioni in Scope 1, Scope 2 e Scope 3 non è una semplice convenzione metodologica. È lo strumento che consente alle organizzazioni di comprendere in modo preciso dove e come si generano le emissioni di gas serra lungo le proprie attività.
Separare le emissioni dirette da quelle indirette, e distinguere quelle legate al consumo di energia da quelle che si sviluppano lungo la catena del valore, permette di costruire una fotografia molto più chiara dell’impronta climatica di un’organizzazione. In questo modo le imprese possono individuare con maggiore precisione le attività più emissive e orientare gli interventi di riduzione delle emissioni nei punti dove l’impatto è più significativo.
Questa classificazione svolge anche una funzione fondamentale di trasparenza e comparabilità. Utilizzare una struttura condivisa a livello internazionale consente infatti di confrontare i dati tra aziende, settori e territori diversi, rendendo più affidabile la rendicontazione climatica richiesta da investitori, istituzioni e stakeholder.
Non è un caso che la distinzione tra Scope 1, Scope 2 e Scope 3 sia alla base dei principali strumenti di contabilizzazione delle emissioni. Essa viene utilizzata, ad esempio, nella costruzione degli inventari delle emissioni di gas serra sviluppati secondo standard internazionali come la norma ISO 14064-1, che definisce i principi e i requisiti per la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni a livello organizzativo.
3. Dalla misurazione delle emissioni alla strategia climatica

Classificare e misurare le emissioni rappresenta tuttavia solo il primo passaggio di un percorso più ampio. Una volta identificata la distribuzione delle emissioni tra Scope 1, Scope 2 e Scope 3, le imprese possono iniziare a definire una vera e propria strategia climatica. La disponibilità di dati affidabili consente infatti di individuare le aree in cui è possibile intervenire per ridurre l’impatto ambientale delle attività aziendali. In molti casi le azioni più efficaci riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica degli impianti, la progressiva integrazione di fonti di energia rinnovabile o l’innovazione dei processi produttivi.
Anche l’organizzazione della logistica e la gestione della catena di fornitura possono giocare un ruolo decisivo, soprattutto quando una quota significativa delle emissioni ricade nello Scope 3. Attraverso questo tipo di analisi le imprese possono costruire percorsi di riduzione delle emissioni progressivi e misurabili. La misurazione diventa così il punto di partenza per definire politiche di decarbonizzazione coerenti con gli obiettivi climatici internazionali e con le strategie di sostenibilità aziendale.
4. Competenze per gestire l’inventario delle emissioni
La gestione delle emissioni di gas serra richiede competenze tecniche sempre più articolate. Non si tratta soltanto di raccogliere dati energetici o ambientali, ma di saper interpretare le attività aziendali in termini di impatto climatico. Questo significa innanzitutto individuare correttamente le fonti emissive presenti nei processi produttivi e nella catena del valore, classificare le emissioni secondo le categorie internazionali degli Scope e applicare metodologie di quantificazione basate su fattori di emissione scientificamente riconosciuti. Il lavoro non si conclude con il calcolo delle emissioni: i dati devono essere organizzati in un inventario GHG coerente, analizzati e utilizzati per orientare le strategie di riduzione delle emissioni. Per queste ragioni la capacità di costruire e gestire un inventario delle emissioni sta diventando una competenza sempre più richiesta nelle organizzazioni. Sustainability manager, energy manager e professionisti ESG sono chiamati a integrare queste competenze nella gestione della sostenibilità aziendale.
Chi desidera acquisire conoscenze operative su questi strumenti può approfondire attraverso il Corso Inventari GHG di Organizzazione secondo ISO 14064-1 promosso da Fondazione Fenice Onlus, un percorso formativo dedicato alla quantificazione delle emissioni e alla costruzione degli inventari GHG. È possibile richiedere maggiori informazioni per conoscere il programma e gli obiettivi formativi del corso.
5. FAQ – Scope 1 Scope 2 Scope 3

Cosa sono Scope 1, Scope 2 e Scope 3?
Scope 1, Scope 2 e Scope 3 sono le tre categorie utilizzate per classificare le emissioni di gas serra generate da un’organizzazione.
- Scope 1 comprende le emissioni dirette generate da fonti controllate dall’azienda.
- Scope 2 riguarda le emissioni indirette associate all’energia acquistata.
- Scope 3 include tutte le altre emissioni indirette che avvengono lungo la catena del valore.
Questa classificazione permette alle imprese di comprendere meglio l’origine delle proprie emissioni.
5.1 Perché lo Scope 3 è spesso il più rilevante?
Lo Scope 3 include tutte le emissioni indirette generate lungo la catena del valore.
Questo significa che comprende attività come:
- produzione delle materie prime;
- trasporti dei fornitori;
- utilizzo dei prodotti da parte dei clienti;
- gestione del fine vita dei prodotti.
Per molte aziende queste attività rappresentano la parte più significativa delle emissioni complessive.
5.2 Qual è la differenza tra emissioni dirette e indirette?
Le emissioni dirette sono generate da attività controllate direttamente dall’organizzazione, come la combustione di carburanti negli impianti aziendali. Le emissioni indirette derivano invece da attività esterne ma collegate all’organizzazione, come la produzione dell’energia elettrica acquistata o le attività dei fornitori.
5.3 Come si calcolano le emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3?
Le emissioni vengono calcolate raccogliendo dati sulle attività aziendali, come consumo di carburanti, consumo di energia o quantità di materie prime utilizzate. Questi dati vengono poi convertiti in emissioni di gas serra utilizzando fattori di emissione scientificamente riconosciuti.
5.4 Perché la classificazione Scope è importante per la sostenibilità?
La classificazione delle emissioni consente alle imprese di comprendere dove si generano le emissioni di gas serra e di definire strategie di riduzione più efficaci. Questa struttura è utilizzata negli inventari GHG e nella rendicontazione climatica delle imprese. Se ti interessa approfondire questo argomento, abbiamo dedicato un articolo specifico al tema: “Emissioni GHG nelle imprese: perché misurarle è diventato strategico“.





